Trepidavo nell'attesa della piccola, e girovagavo nel giardino aspettando che tornasse a casa.
Finalmente si affacciò al cancello la Signora bionda, che mi avvisò che era arrivata.
Sembrava ancora più piccola, tutta timida, impaurita, e rimbambita dagli anestetici.
Le avevano rasato il pelo delle zampine e sotto la pancia, dove ora c'erano dei punti neri che dovevano farle piuttosto male.
La Signora mi spiegò che era tutto normale, che era intontita dai farmaci. Aggiunse però che durante il viaggio verso la clinica era piuttosto shockata, tanto da aver paura che le venisse un arresto cardiaco. La cosa naturalmente, non mi confortò, e mi sentii un nodo alla gola per non averla potuta accompagnare e non essere stata vicina a lei a rassicurarla in quei momenti.
La cosa più importante è che ora ce l'aveva fatta ed era accanto a me.
Mi procurai antibiotici e antidolorifici e con dedizione, come avevo sempre fatto con il mio Didi, le disinfettai la ferita ogni giorno e mi assicurai che stesse bene.
Al suo ritorno qualcosa era cambiato... lo percepivo. Credo che i miei avessero intuito il mio malessere, la mia preoccupazione, e la mia naturale ostinazione nell'ottenere ciò che desidero e che mi sembra giusto.
Ciò che mi sembrava giusto, era che Lilli si meritasse una famiglia come la nostra. E che noi ci meritassimo il suo amore.
Dentro di me sapevo esattamente come sarebbe finita. E lo sapeva anche papà.
Il mio cuore si riempì di tenerezza quando mia sorella mi raccontò di quanto mio padre stesse pensando a Lilli e alla scelta da fare. Io e papà sapevamo quello che avevamo passato. La malattia di Didi ci aveva turbati più di quanto noi stessi pensavamo. Vedevo il mio miglior amico soffrire, papà vedeva me soffrire per lui, e questa grande catena di sofferenza si ripercuoteva sulle nostre anime mentre combattevamo per la vita.
Papà non voleva più vedermi soffrire.
Non so cosa lo spinse ad accettare il fatto di portare Lilli con noi, probabilmente perchè sapeva che avrei sofferto allo stesso modo non portando Lilli con me.
Fatto sta, che ciò che avvenne fu magico, e dopo aver avuto anche il consenso di mamma, ero pronta per firmare la cedola di adozione.
Oltre alla cedola, firmai un immaginario patto che aveva come condizioni 1) Far vivere Lilli principalmente sul terrazzo; 2) Portare il giro Lilli; 3) Prendersi la responsabilità di un cane.
La terza regola fu l'unica che rimase invariata, poichè Lilli riuscì presto a conquistarci tutti.
La sera dopo ebbi in mano quel foglio dell'ANPA da compilare con i dati del mio documento e con le caratteristiche di Lilli.
Sul retro c'era una lunga lista degli obblighi di cui mi rendevo responsabile nei suoi confronti. Nonostante tutte quelle clausole, viste così, rappresentassero un carico notevole di responsabilità, non ne ero spaventata, perchè sapevo che avrei fatto tutto il possibile per renderla sana e felice.
Completai il tutto, e arrivò il momento di quella firma.
Da quel momento, diventai la sua nuova mamma.
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