lunedì 4 febbraio 2013

Non tutte le notti portano consiglio

Dopo tanto tempo, decisi di dedicare qualche giorno a me stessa. Avevo bisogno di svuotare la testa da ogni pensiero, dal più piccolo al più grande. Quell'estate non era stata di certo una delle migliori. 
Il mio ragazzo mi venne a prendere, salì in quella macchina, e cercai di lasciarne fuori tutti i pensieri che mi angosciavano.

Appena arrivai in albergo, incontrai un piccolo micio in piscina che catturò la mia attenzione. Poco dopo era tra le mie braccia, così piccolo che quasi entrava in una mano sola. Aveva degli occhi grandi e verdi, il pelo tigrato. Mi ricordò il mio Didi. Era strano come gli animali si avvicinassero a me, quasi non potevo sfuggir loro, in qualunque posto mi trovassi, anche lontano da casa. 

Dopo questo incontro cercai di non soffermarmi troppo sul dolore della perdita, e mi dedicai al pieno relax.

Riuscii in un modo o nell'altro, a lasciar fuori i pensieri che riempivano la mia testa, i momenti meno belli di quell'estate. Mi dissi, e ciò non riguardava soltanto i miei amici a quattro zampe, che tutti si sarebbe risolto.

Ciò non m'impedì di chiedere ogni sera, quando sentivo i miei, come stesse Lilli.
Mi dicevano che stava benissimo, era allegra e spensierata. Il fatto che fosse rimasta nei paraggi mi rendeva serena, avevo sempre paura che qualcuno le potesse fare del male. 

Era il tramonto, un tramonto bellissimo, ed io ero sulla spiaggia, con i sandali sporchi di sabbia, il venticello tra i capelli, e uno sfondo incantato. 
Stavo cercando di scattare una foto ad un gabbiano che si alzava in volo, quando ad un certo punto sentii il cellulare squillare. 
Raggiunsi la borsa che avevo posato qualche metro più in là, e subito, incuriosita e preoccupata per la telefonata inaspettata, presi il cellulare e guardai il display.
Lessi "Volontaria Lilli". Risposi.
Mi disse che era la Signora G. quella che avevo incontrato qualche giorno prima. 
Lei e le altre signore, facevano ogni giorno un giro da quelle e da altri parti per dare da mangiare ai cani di quartiere, ai randagi, ai gatti affamati. 
Erano delle persone stupende, delle donne di mezza età, che sembrava trovassero forza nella loro dedizione verso gli animali meno fortunati. 
La signora mi disse che sarebbero venute a prendersi Lilli un paio di giorni dopo per la sterelizzazione. Le dissi che andava bene. La loro era una campagna contro il randagismo, e bè, stavano facendo la cosa giusta. Lilli doveva già aver avuto la sua esperienza, e in più se si potevano evitare malattie future come tumore di utero e ovaie, credo che questa scelta era quella più sensata se non obbligata.

Arrivò presto il momento di tornare a casa, e di aspettare il mattino seguente, quello in cui sarebbero venute a prendere Lilli per l'intervento.

Fummo costretti a legarla quella sera, perchè doveva essere strettamente a digiuno, e doveva bere l'acqua fino ad una certa ora. Quella notte pianse, e noi ci logorammo dentro, soffrimmo più di lei. 

Dopo una notte insonne, la luce del sole arrivò, e con essa anche le volontarie del canile di Ginosa. 

Accompagnai la piccola al furgoncino, e la sistemarono in una gabbia per portarla alla clinica veterinaria, che purtroppo, pur essendo la più vicina, in realtà non lo era poi così tanto, dato che ci trovavamo in una località di mare.

Era preoccupata, dannatamente preoccupata. 
Sapevo che l'avrebbero riportata e che ne avrebbero avuto cura, ma non riuscivo ad essere che preoccupata.

Dissero che me l'avrebbero portata probabilmente in serata o altrimenti il giorno dopo.

Quel giorno fu infinito. Guardavo insistentemente il cellulare, finchè la sera, verso le 9, la signora mi chiamò dicendomi che l'avrebbero riportata a casa il giorno seguente perchè l'intervento era stato svolto il pomeriggio. 

Continuai ad essere preoccupata, e la notte non portò alcun consiglio, solo opprimente ansia.

Era il primo giorno che passavo in villa senza di lei, e l'unica cosa che posso dire per certo è che mi mancava


...To be continued...

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