mercoledì 9 gennaio 2013

Un'unica pellicola

Quel pacco di croccantini non era un semplice pacco di croccantini. Era un nuovo inizio. 

Fu così che iniziammo a prenderci cura di Lilli. Le creammo un suo angolino, o senza essere troppo presuntuosi, diciamo che quell'angolino se lo scelse da sola . Ogni giorno mentre andavamo al mare lei era lì, e quando tornavamo era sempre lì. Spalmata sul pavimento fresco nelle ore di sole più calde, si godeva il suo pisolino, e solo quando ci vedeva scendere dalla macchina,  si alzava e veniva a salutarci.
In una ciotola in plastica, riciclata da una vaschetta di gelato, le sistemammo l'acqua fresca, in un piatto di plastica le mettevamo invece croccantini e carne in scatola. 
La vaschetta di acqua, diventò presto un secchio dalla capienza di 5 litri, non solo a causa della mole della mia nuova amica, ma anche e soprattutto perchè scoprimmo che, nonostante fosse probabilmente diventata da poco mamma, assumeva tutti gli atteggiamenti tipici di un cucciolo.
La notte, mentre tutti dormivano, sfogava la sua noia su qualsiasi cosa le paresse appetibile. 
Toccò, così, prima alla vaschetta dell'acqua, poi al secchiello che usai per sostituirla, poi alle palline da ping pong e ai manici in gomma delle racchette da ping pong, poi infine alle vecchie ciabatte di mamma lasciate incustodite nel nostro spiazzale. 
Se non riusciva a placare la sua rabbia divoratrice, appena sentiva abbaiare i due cani della villa all'angolo (cosa che era fin troppo frequente dato che erano sempre legati ad una grossa catena, non uscivano mai, ed erano sempre dietro a quelle grate a far da guardia), correva in strada ad ululare.
Per questo, la maggior parte del vicinato la odiava.
Il suo ululare non era solo di risposta a quei due cani impertinenti. Anzi non era affatto colpa di quei due cani. 
Quella villa apparteneva ad una signora mentalmente instabile, che viveva lì tutto l'anno con i suoi due figli, e si faceva compagnia con tutti i gatti del quartiere. Mi disse che aveva deciso di prendere due cani, perchè era necessario. Lo faceva per sentirsi sicura, e non per divertirsi. Praticamente quelle povere bestie la dovevano ringraziare perchè ogni tanto dava loro da mangiare gli avanzi di pasta. Bé, le diceva che amava gli animali. Forse in qualche modo questo poteva pure essere vero, li amava a modo suo, proprio come accudiva i suoi figli contro i quali strillava per tutta la giornata e durante tutti i santi giorni. Mi raccontò anche che quando vide Lilli pensò di scambiare uno dei suoi cani con lei, perchè era molto bella. Qualche piccolo neurone ancora vivo nel suo cervello le fece pensare che non era possibile, che ormai era fatta, e che abbandonare un cane non sarebbe stata cosa giusta. L'altro padrone non era riuscito a trovarlo, e così aveva scelto di tenersi quei due cuccioloni che crescevano a vista d'occhio e avevano tanta voglia di giocare. La loro voglia era del tutto repressa, e non serviva essere degli educatori cinofili per capire cosa non andasse nel loro modo di essere trattati. Una sera, sua figlia, decise che anche Lilli meritava un piccolo spazio nella loro famiglia, e dopo averla fatta mangiare la fece entrare nella loro villa, facendo illudere la pelosa di essere entrata anche nella loro vita. Il suo sogno, che a parer mio non sarebbe in ogni caso stato al pari di quel che lei meritava, svanì ben presto, quando al mattino dopo la Signora decise di cacciare "Giusy", come l'avevano chiamata loro, via da lì. Da quella sera la piccola randagia, pregava in ginocchio di essere di nuovo accettata. Le cose cambiarono quando a Luglio iniziò a scoprire che quella non era l'unica villa abitata, ma che man mano il quartiere si iniziava a riempire di gente. 
Queste cose mi furono raccontate solo dopo che la randagia era diventata Lilli. Ora era pulita, in forma, e camminava quasi normalmente. Era allegra e giocava con le palline da tennis al lancio e riporto. Le piaceva il fatto che la figlia della signora e le amiche giocassero per strada con queste palline. 
Quando era tutta sporca, e la sua apparenza molto meno piacevole, sentì dire, mentre la accarezzavo "Aaaah ma allora sono loro che le danno da mangiare... guarda... LA TOCCA PURE!"
Quelle parole mi fecero rabbrividire, e non persi tempo a pensarci due volte, prima di andare lì e diventare una iena. Nel mio sguardo c'era tanta rabbia. L'ignoranza mista alla presunzione, rappresenta un qualcosa che non riesco proprio ad accettare. Chiesi gentilmente quale fosse il problema, e capì che a parlare era stata una delle poche amiche della signora. Era una giovane di un paesino dei dintorni, che di animali non capiva nulla, e penso che non capisse nulla di quasi tutto il resto. Davanti a lei, la Signora, con faccia di bronzo, continuava a ripetere che per colpa di quella cagna tutti avevano litigato con lei perchè la notte non dormivano e le davano la colpa. A mio parere, ben pochi la calcolavano, e in ogni caso la giudicavano molto peggio di come lei credeva. Era per tutti una pazza, e forse io, che tanto poco l'ho sopportata, sono quella che ha potuto apprezzare quel poco di lei che basta per avere un giudizio mezzo gradino migliore di quello degli altri. Tornando all'amica, si permise di aggiungere che era sporca e che portava malattie. Le risposi con la verità, ovvero che mi ero procurata il migliore antipulci sul mercato, e gliel'avrei continuato a mettere con costanza. Rimasero sbigottite entrambe, e la matta mi chiese che antipulci avessi preso perchè lo doveva mettere ai suoi cani. Non credo gliel'abbia mai messo. 
Quei cani continuarono a farmi tanta pena, spesso non potevano raggiungere neanche la ciotola dell'acqua, e dovevano fare i loro bisogni sempre lì, a causa dei guinzagli che dicevano essersi spezzati. I bambini non portavano in giro i cani, perchè i cani tiravano. Anche qui non ci vuole un esperto per dire che la causa per cui i cani tiravano era che appunto i padroni non li portavano mai in giro.
La piccola Lilli invece, aveva girato molto, fin troppo. 
Una sera raggiunsi il centro a piedi  per poi di lì andare in auto a lavorare in un altro paesino. 
Lilli mi seguì in centro, e poi, quando salì in auto, il suo passo continuò svelto  sul marciapiede parallelo alla strada, in modo tale da potermi seguire nonostante fossi su 4 ruote. Inutile spiegare quanto fosse diventato grande il mio stupore in quel momento. Ero stupefatta e nello stesso tempo preoccupata che potesse succederle qualcosa. Per fortuna non si spinse verso le strade più grandi e trafficate, e quando vide che l'auto si allontanava verso la statale, decise di ripercorrere i suoi passi e tornare indietro. 
Quando di notte tornai a casa, mi accolse posando le sue zampone sul mio corpo, e allora tirai un sospiro di sollievo. 
Più passava il tempo, e più lei diventava affettuosa. Più diventava affettuosa e più io iniziavo a preoccuparmi di lei e di cosa sarebbe successo al termine dell'estate.
In poco tempo la presenza di Lilli diventò un'abitudine non solo per me, ma per tutta la mia famiglia. 
Ognuno di noi viveva il dolore a modo suo, ma le nostre anime, chiuse nel buio, pian piano si aprivano ad una nuova luce. 

Quei giorni furono un susseguirsi di fatti, sentimenti, e piccoli passi, tanto da sembrare appartenere ad un'unica pellicola.

...To be continued...

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