Ci sono cose che vale la pena scrivere.
Non c'è storia che più vorrei scrivere se non questa.
Conobbi Lilli nei week end di giugno e luglio, quando iniziammo a trovare "un cane" ad aspettarci in villa ogni sabato e domenica. Credo avesse sentito in giro che il nostro fornello si accendeva sempre il sabato sera, e che chili di carne riempivano le griglie, e poi i nostri piatti... e quelli dei gatti del quartiere, nonchè del nostro adorato Didi. Se ora scrivo questa storia, è solo grazie a lui, che mi ha voluto regalare una nuova vita. Non era mai sembrato un gatto troppo generoso, tutti i nostri ospiti avevano paura delle sue unghie, e nessuno, a parte noi, era mai riuscito a conquistare la sua fiducia. Le maschere degli uomini nascondono spesso i loro lati negativi, gli animali sono sinceri, i gatti sinceri ma orgogliosi. Credo che sotto a tutto quell'orgoglio felino, si nascondeva un grande cuore. Il cuore di un lottatore, di uno di quelli che ha 7 vite, che non si arrende fino all'ultimo, e che ti ama dannatamente sino all'ultimo sospiro.
Didi non poteva più mangiare quella carne, mangiava a stento patè delle migliori marche, e la mia ricerca di nuovi gusti appetibili era diventata davvero disperata. Credo di conoscere tutti i cibi umidi per gatti, oltre ad essere diventata un'esperta di medicine per il fegato. Il mio grande amore verso gli animali, mi ha impedito di intraprendere la facoltà di Veterinaria, ma sono certa che sarei diventata una grande dottoressa se la mia sensibilità non prendesse il sopravvento ogni volta che vedo un animale soffrire.
La parte divertente è che tutti i gatti, quelli contro cui il mio aveva sempre combattuto, e continuava a farlo, facevano la fila al Take Away della nostra cucina, e accerchiavano il nostro tavolo sperando in gustosi avanzi.
Timida, nell'angolino buio, timorosa delle crew feline, c'era lei: una tenera anima pulciosa, che aspettava in silenzio, e scappava velocemente se qualche umano di sesso maschile le andava incontro, anche solo per darle da mangiare.
Inutile dire, che il mio cuore si sciolse sin dal primo momento che la vidi.
Era magrissima, con un pelo bruno e biondo, rado e arruffato, qualche microesserino qua e là, le mammelle evidenti, la faccia simpatica e gli occhi intimoriti. Mi ci avvicinai subito, per niente intimidita dal fatto che potesse essere sporca, o che magari non potesse prender confidenza con gli esseri umani. Sembrò sorridermi appena fui vicina a lei, e già allora una linea magica sembrava fosse riuscita a collegarci.
Non riusciva a camminare bene, e per lungo tempo ci chiedemmo se ciò fosse dovuto ad un difetto fisico. Probabilmente era solo un trauma comportamentale, anzi, lo era sicuramente, data la velocità con cui si riprese appena le fu donato un po' di affetto. Quando posso, faccio vedere a tutti com'era quando l'ho trovata. Ho una sua foto sul cellulare, ed è inevitabile non sentirsi un nodo alla gola quando la si vede. Direste che ora è davvero un'altra. Decisi che la settimana dopo avrei portato a quella dolce cagnolina, dell'ottimo antiparassitario. Ogni settimana i miei pensieri su di lei diventavano sempre frequenti, come anche le preoccupazioni di non trovarla più nel mio giardino la settimana dopo.
Per fortuna o per sfortuna, c'era gente che nonostante la rinnegasse e la guardasse sdegnata, le lasciava qualche avanzo vicino al bidone. Il bidone era la sua dimora fissa, tra la sabbia e gli aghi di pino si accovacciava con una decina di gatti, con i quali condivideva cibo, amore e odio. Tenendo conto di ciò non doveva sorprendere il fatto che non fosse tutta toilettata e profumata.
All'inizio cercai di non affezionarmici troppo, la mia tigre del bengasi, non accettava il fatto di non poter essere "figlio unico".
Purtroppo questa volta non era solo questione di orgoglio, la tigre, non ce la faceva più. Il mio inseparabile compagno di vita, dopo 13 anni, era stanco e stremato, ci concedeva piccoli momenti di affetto mentre la sua malattia lo divorava, e le flebo erano diventate un'abitudine corrente. Io e mio padre presi da estremo coraggio, abbiamo combattuto con lui questa inevitabile guerra. Noi abbiamo perso. Ma lui ha vinto. E' sfuggito alla sofferenza, e ha deciso di salvarci da una pena senza fine, proprio quando noi cercavamo di salvare lui. Non mi piace ricordarlo così, ma so che mentre mi spezzavo in mille pezzettini, lui già metteva le basi di colla per ricomporli.
Un giorno, un dannatissimo giorno, il mio Didi non c'era più. Non sono mai stata superstiziosa, ma cavolo quello era il 17 agosto. Venerdì 17 agosto. Non riuscivo a smettere di piangere, non ci credevo, non ci potevo credere. Per quanto potesse essere naturale e scontato, per me non sarebbe mai successo, o almeno non ora. Aveva lottato così tanto che non poteva essere l'ultima volta.
Ero fuori, sulla sdraio, con le cuffie nelle orecchie. Annegavo tra le lacrime, e un filo di voce, non smetteva di cantare In Loving Memory. Ogni volta che l'ascoltavo la voce scompariva sempre più e quasi non riuscivo neanche a respirare. Eravamo tutti distrutti. Mamma soprattutto, sapeva che avrebbe sentito la sua mancanza, quando tutti eravamo impegnati ma aveva sempre un mantello morbido da accarezzare. Papà sembrava sentirsi in colpa, pensando di averlo stressato con l'ultima flebo. Io mi sentivo in colpa per non esserci stata il giorno di ferragosto. La realtà, è che non era colpa di nessuno.
Mio fratello e mia sorella nonostante il grande dolore che stavano vivendo insieme a me, cercarono di trovarmi svaghi per allontanare la mia pena.
Mio fratello e mia sorella nonostante il grande dolore che stavano vivendo insieme a me, cercarono di trovarmi svaghi per allontanare la mia pena.
I primi giorni furono i più duri, ogni giorno prima di uscire davo una carezza al terreno.
Piangevo, nascondendomi da tutti tranne che da lei, quella cagnolina che ora aveva un nome: Lilli.
Inutile dirvi che m'ispirai a Lilli e il Vagabondo, modificando il titolo della disney in Lilli la Vagabonda.
In quei giorni mi stava molto vicina, e se piangevo lei si alzava sulle zampe e cercava di darmi conforto con il naso umidicio.
La presenza di Lilli mi faceva star bene, ma non era ancora il caso di stringere un legame più forte con lei: le avrei trovato una sistemazione e questo l'avevo promesso a me stessa, ma l'idea di portarla con me a Bari era ancora lontana anni luce (o forse non così tanto!!!!!).
Un giorno Papà tornò dal supermercato con un bustone enorme di croccantini, e un sorriso enorme mi illuminò dopo tanto tempo il viso.
...To be continued...
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